Illuminazione.
India.
Due termini che accostati riverberano suggestioni profonde quanto scontate.
Fotograficamente parlando, il mio viaggio è stato quanto di più lontano si possa immaginare dall'illuminazione.
Nel senso più fisico del termine.
Il cielo quasi sempre grigio, uniforme, appiccicoso.
Una luce piatta e senza vita, una coperta sporca che avvolge tutto quanto con grazia disfatta.
Io non riesco a fotografare così.
I miei occhi non sono capaci di vedere, hanno bisogno di un bisturi affilato che apra le carni del mondo.
La luce è un odore, ed io la fiuto come un cane randagio.
Più fortunato fui. Qualche incredibile giornata tersa non solo in Tamil ma incredibilmente a Dheli.
Posted by: Rel | 09/13/2010 at 08:49 AM
In effetti in tamil ho preso le uniche due/tre belle giornate. In particolare è stato magico l'arrivo a Mamallapuram alle 7.30 di mattina, dopo un viaggio notturno allucinante, con una luce stupenda. Però ero così cotto che la macchina fotografica è stato l'ultimo pensiero ;)
Posted by: andrea | 09/13/2010 at 09:23 AM
Conosco quel cielo ... di un bianco spesso e informe.
Credo pero', in fondo, una ragione della sua esistenza ci sia. Non sono mai stata al sud … ma i colori che vestono il nord del paese sono cosi intensi che accostati all’ azzurro del cielo diverrebbero insopportabili.
l’India la devi fotografare con le viscere, non con gli occhi
le foto che hai postato sono molto belle [su tutte quella con la colomba e la pioggia...]
Posted by: sy | 09/15/2010 at 12:07 PM