Sottotitolo: non ci sono più gli alpinisti di una volta... o forse sì?
Il nostro amico Erio è il moderno portatore del vessillo della lotta con l'Alpe.
È colui che sogna di arrivare su una vetta dolomitica fra le saette sfrigolanti.
Colui che fantastica di bivacchi imprevisti su pareti innominabili.
Colui, insomma, che ancora non è uscito dal bonattiano credo: avventura = sofferenza.
Putroppo per lui gli è toccato in sorte un gruppo di compagni di cordata edonisti ed epicurei, e questi suoi ardimentosi propositi si spengono quasi sempre in un sonoro coro di pernacchie e vaffanculo.
Costringendolo perciò a sfogare le sue giovanili e prorompenti energie nella procreazione.
Alle soglie della terza paternità, si è concesso un'avventura “come dice lui”...

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Hot Springs
Antefatti
Un luglio capriccioso scombina un po' i miei d'arrampicata e riesco a fare poche uscite su vie da proteggere e per di più su dolomia o calcare... come andrà sulle mitiche fessure Ammericane?
Il Programma (rispettato senza intoppi)
Partenza da milano con Paolo, arrivo a Vancouver, 1 giorno di visita alla città, trasferimento a Squamish, poco più di 1 settimana di scalata, si scende a Seattle, da qui io volo verso San Francisco, mentre Paolo va in Colorado al matrimonio di un amico. A San Francisco mi raggiunge lo stesso giorno Maurizio e facciamo 3 giorni a Lake Tahoe, torniamo insieme a San Francisco per prelevare Paolo, da lì ci spostiamo insieme a Tuolumne (Yosemite Park). Scaliamo poco più di una settimana e ritorniamo a San Francisco passando a vedere il Capitan. Trascorriamo gli ultimi 2 giorni a visitare la città e a smaltire la stanchezza. A Squamish e a Tuolumne siamo in tenda.
[Testi e foto di Giacomo Tagliabue]
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«Viviamo in gabbie con le porte aperte», diceva un tale.
Quanto ci sentiamo vivi, quando ce ne rendiamo conto e mettiamo fuori la testa.
Ricordo distintamente quelle pagine.
Il primo libro di montagna che mi capitò fra le mani; avrò avuto 6 o 7 anni.
Quante volte l'ho sfogliato, lustrandomi gli occhi dinanzi alle foto e rileggendo in modo quasi morboso le didascalie.
(foto Guido Valgattarri)
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